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Telecamere intelligenti e protezione dei dati.

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La tecnologia ha fatto passi da gigante anche nel campo della videosorveglianza, dove vengono sfruttate le nuove tecnologie ad esempio per il riconoscimento facciale.

L’utilizzo audio-video o di dispositivi ottici, seppure per proteggere i propri beni e la propria incolumità, ha delle implicazioni importantissime in termini di protezione dei dati sensibili.

A seconda che vengano infatti utilizzati degli algoritmi o delle tecnologie biometriche, crescono anche i problemi legati all’utilizzo dei dati e dei rischi relativi alle persone interessate.

Intelligenza artificiale e videosorveglianza

Riconoscimento facciale e dati sensibili.

Le telecamere sono sempre più “smart” e in grado di riconoscere le persone, analizzarne non solo i movimenti, ma anche le caratteristiche fisiche.

Le telecamere intelligenti sono già infatti largamente utilizzate negli hotel, nei parcheggi, nei centri commerciali e negli aeroporti.

Ad esempio all’aeroporto di Roma Fiumicino, Ciampino e Linate sono state introdotte delle sperimentazioni che attraverso il confronto delle foto del passaporto scansionate e il riconoscimento facciale del volto, accelerano le pratiche di imbarco.

Questa sperimentazione è attiva solo previa autorizzazione e consenso informato e le foto utilizzate per il confronto non vengono salvate su alcun dispositivo.

In che modo si possono trattare i dati biometrici?

Per dati biometrici si intendono:

“ dati personali ottenuti da un trattamento tecnico specifico relativi alle caratteristiche fisiche, fisiologiche o comportamentali di una persona fisica che ne consentono o confermano l’identificazione univoca, quali l’immagine facciale o i dati dattiloscopici ”
Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

Riprendere qualcuno in un video non è di per sé, quindi, sinonimo di trattamento di dati biometrici, bisogna infatti che le riprese siano associate a sistemi di riconoscimento facciale.

I dati biometrici effettivi devono essere trattati con assoluta riservatezza, cifrati e separati opportunamente per evitare che possano essere utilizzati.
Si parla, in questo caso, di minimizzazione dei dati cioè bisogna limitare il trattamento alle informazioni strettamente necessarie.

Inoltre l’EDPB, Comitato europeo per la protezione dei dati, specifica molto chiaramente che non bisogna costringere le persone a dare il consenso al trattamento dei dati biometrici per accedere ad un servizio.

Deve essere quindi sempre garantita all’utente un’alternativa gratuita e semplice, che gli consenta di effettuare la scelta senza costrizioni.

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